Si è svolta il 7 luglio, nella Sala Convegni della Fondazione Alleanza Nazionale in via della Scrofa, la presentazione del libro Siamo stati iscritti al Pci di Claudio Velardi e Chicco Testa, edito da Liberilibri, con prefazione di Guido Crosetto e postfazione di Sergio Scalpelli.
Ad aprire l’incontro è stato il vicepresidente della Fondazione, Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia, che ha inquadrato l’iniziativa in una delle grandi missioni della Fondazione: la pacificazione. «Velardi e Testa ci aiutano a fare un passo avanti in una delle grandi missioni della Fondazione: la pacificazione», ha dichiarato Giordano, definendola «un dovere degli uomini di buona volontà». «Si può essere avversari, ma non si deve essere nemici», ha aggiunto, sottolineando il valore del dialogo politico tra storie diverse e indicando nel confronto con l’altro da sé un passaggio necessario per una democrazia matura.
Claudio Velardi, direttore de Il Riformista e coautore del volume, ha descritto il libro come «un flusso di coscienza», nato dalla necessità di rileggere il ruolo del Pci nella storia italiana e nei problemi irrisolti dello sviluppo nazionale.
Chicco Testa, manager, scrittore e giornalista, anch’egli coautore del libro, ha rivendicato il cuore del volume: l’ammissione di essere stati «dalla parte sbagliata». Secondo Testa, la vittoria di De Gasperi nel 1948 evitò all’Italia una deriva comunista: «Saremmo diventati una Jugoslavia di serie B». Nel Pci, ha aggiunto, rimase un’ambiguità democratica che ne impedì la piena trasformazione.
Di segno opposto la posizione di Piero Sansonetti, direttore de L’Unità, che ha contestato la lettura degli autori sostenendo che il Pci fosse invece «dalla parte giusta». Un confronto tra posizioni diverse che ha confermato il senso dell’iniziativa: un dibattito aperto sulla storia politica italiana.
La giornalista Annalisa Terranova, che ha moderato il dibattito, ha ricordato il valore simbolico della Sala della Fondazione AN, dove furono allestite le camere ardenti di Giorgio Almirante e Pino Romualdi e dove arrivarono anche Nilde Iotti e Giancarlo Pajetta.
Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia, ha richiamato il rispetto politico di quella stagione e, con una battuta rivolta a Gennaro Sangiuliano, ha scherzato: «Forse io e Genni dovremmo scrivere Siamo stati iscritti al Msi».
Gennaro Sangiuliano, giornalista e consigliere della Regione Campania, ha sottolineato il valore della memoria e dell’analisi storica: «L’analisi storica è un momento fondamentale soprattutto quando si può partire dal racconto delle esperienze soggettive. Quello che accade oggi è figlio del passato».
Con questa iniziativa la Fondazione Alleanza Nazionale conferma il proprio impegno nel promuovere luoghi di confronto, memoria e pacificazione nazionale, nella convinzione che «le fratture della storia italiana possano essere affrontate con verità, rispetto e coraggio».
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